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Dio si china sull'umanità

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Ogni anno la Pasqua cristiana ci parla d'amore. È una parola e un segno dell'amore di Dio per noi. Ci ricorda che Dio si è chinato e si china con benevolenza sull'umanità intera. Abbiamo bisogno di questa festa,  perché altrimenti perdiamo la memoria  della misericordia del Signore per noi. Nella lettera enciclica "Dives in misericordia"  del 1980, Giovanni Paolo II esalta il senso  più profondo di questa festa. Sono parole che ci fanno fermare e ci aiutano ad avere uno sguardo che va oltre la notizia e la sua comunicazione. Serve attenzione alla vita e desiderio di luce, per guardare con profondità ad un segno mostrato a tutti. Leggiamo insieme:  "La croce di Cristo sul Calvario è anche testimonianza della forza del male verso lo stesso Figlio di Dio, verso colui che, unico fra tutti i figli degli uomini, era per sua natura assolutamente innocente e libero dal peccato, e la cui venuta nel mondo fu esente dalla disobbedienza di Adamo e dall'eredità del p...

Liberi dalla paura

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 «Il distacco non è smettere di amare.  È smettere di perdere se stessi mentre si ama». Con la semplicità e la chiarezza che ben conosciamo Amadeo Furlan ci guida a scoprire i doni che la parola "distacco" ha da rivelarci. Una parola che a pelle non evoca cose belle, ma scandagliata con pazienza mostra tutta la sua forza vitale. Il distacco non è una fine ma una svolta. Il distacco ci sgancia prima di tutto dalla paura. Leggiamo insieme: "La parola distacco è spesso fraintesa. Molti la associano a: • freddezza • indifferenza • chiusura emotiva • allontanamento Ma il distacco autentico non è questo. La sua radice è molto chiara. • Dal latino dis-taccare: separare ciò che era attaccato • Distacco significa sciogliere un legame di dipendenza, non eliminare una relazione Questo è il punto fondamentale.  Il distacco non è la fine dell’amore. È la fine dell’attaccamento che consuma l’amore. Esiste una differenza enorme tra legame e attaccamento. Il legame è nutriente. L’attacc...

Cenere abitata dal fuoco

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Le parole di papa Francesco ci restituiscono il senso più profondo di un cammino spirituale.  È un viaggio interiore, non solitario, ma in compagnia di Dio, che abita il nostro intimo.  Siamo cenere abitata dal fuoco. Scoprire questo fuoco, presenza di Dio, è sempre necessario e bello per la nostra vita. Leggiamo insieme: "Sorella, fratello, io, tu, ognuno di noi, siamo amati di amore eterno. Siamo cenere su cui Dio ha soffiato il suo alito di vita, siamo terra che Egli ha plasmato con le sue mani (cfr Gen 2,7; Sal 119,73), siamo polvere da cui risorgeremo per una vita senza fine preparata da sempre per noi (cfr Is 26,19). E se, nella cenere che siamo, arde il fuoco dell’amore di Dio, allora scopriamo che di questo amore siamo impastati e che all’amore siamo chiamati: amare i fratelli che abbiamo accanto, essere attenti agli altri, vivere la compassione, esercitare la misericordia, condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo con chi è nel bisogno. Perciò l’elemosina, la pregh...

Attratti da Dio

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Jole Garofaro, studiosa della storia del monachesimo e della mistica, ci ricorda la vocazione di ogni credente ad una speciale intimità con il Dio vivente. I monaci sono testimoni nel mondo di questo amore che dà dignità speciale ad ogni vita. Tutti siamo chiamati all'amore di Dio. Monaco non è solo chi vive in un monastero. Esiste un monachesimo interiore che ci permette di vivere la nostra esistenza custodendo il fuoco dell'amore divino all'interno della nostra quotidianità.  Scrive la nostra autrice: "Ogni vita, e specialmente la vita cristiana, è vocazione, voca­zione unica e personale, che a sua volta contiene varie vocazioni, di vita religiosa o laicale, civile e professionale. Però c’è una voca­zione che a un certo punto si manifesta in modo sconvolgente o soave, ma sempre trasformante,  in battezzati e in non battezzati:  è la chiamata alla conversione. È un incontro a tu per tu con Dio che ha l'intensità della rive­lazione, la potenza della conquista, la d...

Risveglio

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  Sentiamo parlare di risveglio, di risveglio spirituale. È una necessità del nostro tempo, un'urgenza  per i credenti sinceri dei nostri giorni. "Si è sempre fatto così", "siamo abituati a questo cammino", non basta più. Continuamente ci viene chiesto per quale motivo crediamo e speriamo. L' apostolo Paolo ci esorta ad essere "Consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti" (Rm 13,11). Una riflessione di Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, ci introduce alla possibilità di aprirci a questa urgenza del nostro spirito. «Destare non è svegliare il corpo.  È permettere all’anima di ricordarsi di sé. La parola destare ha una forza silenziosa e radicale, spesso sottovalutata. Non indica un’azione rumorosa, ma un passaggio sottile: quello tra l’automatismo e la presenza. “Se mi desto, soffrirò.” “Se vedo davvero, non potrò più tornare indietro.” “Se esco da...

Mente e cuore

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La contemplazione, la meditazione, sono un caldo dimorare nel qui-e-ora. Le vie della mente e del cuore sono infinite. Ma ognuno trova la sua, fondamentale, vitale,  sulla quale si incammina fiducioso e con fedeltà  e perseveranza.  Ogni maestro può mostrarci come iniziare, il resto del viaggio è dato dalla nostra esperienza. Teofane il recluso è uno dei più grandi autori spirituali della Chiesa Ortodossa Russa del XIX. Una sua pagina ci indica il primo passo per iniziare un percorso di preghiera profonda fatta  di silenzio e fiducia.  "Dalla testa dovete discendere nel cuore. Per il momento, i vostri pensieri sono nella vostra testa. E Dio sembra che sia fuori di voi; così tutti i vostri esercizi rimangono esteriori. Fin tanto che sarete nella vostra testa, non potrete dominare i pensieri, i quali continueranno a turbinare come la neve al vento o come le mosche durante i calori estivi. […]  Se scendete nel cuore, non avrete più alcuna difficoltà. Nella tes...

Fare spazio

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  "La rinuncia non è perdere qualcosa. È smettere di tenere ciò che non è più vivo". Parola di Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, che ci aiuta a vedere nella luce giusta una realtà necessaria per coltivare la nostra libertà interiore. Perché rinunciare? A cosa rinunciare? L'idea non ci è simpatica perché la leggiamo come una imposizione a perdere un bene. E se fosse perdere un peso, una zavorra, un impedimento, per camminare più liberi? Proviamo con Furlan a guardare la cosa da un altro punto di vista: «La parola rinuncia porta con sé un significato molto più nobile di quello che le attribuiamo comunemente. • Latino – renuntiare: annunciare indietro, dichiarare che qualcosa non ci appartiene più Non è subire. È riconoscere. • Latino – nuntius: messaggero La rinuncia è un messaggio interiore: “Questo non mi serve più per crescere”. • Greco (concetto affine) – aphíēmi (ἀφίημι): lasciare andare, liberare, rimettere La stessa parola usata nei Vangeli per indicare il p...