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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

Risveglio

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  Sentiamo parlare di risveglio, di risveglio spirituale. È una necessità del nostro tempo, un'urgenza  per i credenti sinceri dei nostri giorni. "Si è sempre fatto così", "siamo abituati a questo cammino", non basta più. Continuamente ci viene chiesto per quale motivo crediamo e speriamo. L' apostolo Paolo ci esorta ad essere "Consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti" (Rm 13,11). Una riflessione di Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, ci introduce alla possibilità di aprirci a questa urgenza del nostro spirito. «Destare non è svegliare il corpo.  È permettere all’anima di ricordarsi di sé. La parola destare ha una forza silenziosa e radicale, spesso sottovalutata. Non indica un’azione rumorosa, ma un passaggio sottile: quello tra l’automatismo e la presenza. “Se mi desto, soffrirò.” “Se vedo davvero, non potrò più tornare indietro.” “Se esco da...

Mente e cuore

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La contemplazione, la meditazione, sono un caldo dimorare nel qui-e-ora. Le vie della mente e del cuore sono infinite. Ma ognuno trova la sua, fondamentale, vitale,  sulla quale si incammina fiducioso e con fedeltà  e perseveranza.  Ogni maestro può mostrarci come iniziare, il resto del viaggio è dato dalla nostra esperienza. Teofane il recluso è uno dei più grandi autori spirituali della Chiesa Ortodossa Russa del XIX. Una sua pagina ci indica il primo passo per iniziare un percorso di preghiera profonda fatta  di silenzio e fiducia.  "Dalla testa dovete discendere nel cuore. Per il momento, i vostri pensieri sono nella vostra testa. E Dio sembra che sia fuori di voi; così tutti i vostri esercizi rimangono esteriori. Fin tanto che sarete nella vostra testa, non potrete dominare i pensieri, i quali continueranno a turbinare come la neve al vento o come le mosche durante i calori estivi. […]  Se scendete nel cuore, non avrete più alcuna difficoltà. Nella tes...

Fare spazio

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  "La rinuncia non è perdere qualcosa. È smettere di tenere ciò che non è più vivo". Parola di Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, che ci aiuta a vedere nella luce giusta una realtà necessaria per coltivare la nostra libertà interiore. Perché rinunciare? A cosa rinunciare? L'idea non ci è simpatica perché la leggiamo come una imposizione a perdere un bene. E se fosse perdere un peso, una zavorra, un impedimento, per camminare più liberi? Proviamo con Furlan a guardare la cosa da un altro punto di vista: «La parola rinuncia porta con sé un significato molto più nobile di quello che le attribuiamo comunemente. • Latino – renuntiare: annunciare indietro, dichiarare che qualcosa non ci appartiene più Non è subire. È riconoscere. • Latino – nuntius: messaggero La rinuncia è un messaggio interiore: “Questo non mi serve più per crescere”. • Greco (concetto affine) – aphíēmi (ἀφίημι): lasciare andare, liberare, rimettere La stessa parola usata nei Vangeli per indicare il p...

L'infinito e il nulla

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"Chi sono io e chi sei tu Signore?" È il mantra che ha accompagnato Francesco d'Assisi nella sua preghiera profonda, all'interno dell' oscurità delle grotte che cercava per questo impegno. Io e Dio uniti dalla preghiera. L'infinitamente grande e il poco, il piccolo, che si incontrano e si amano. È la preghiera, è il silenzio spirituale, è il desiderio che diventa comunione. Dalle parole di Guidalberto Bormolini, monaco e maestro di meditazione, ci lasciamo accompagnare alla scoperta di questo mistero bello. "Due realtà sono di fronte nella strada della meditazione, il tutto dell’Infinito e il nulla di noi stessi. Lentamente una ‘morte’ mistica del nostro ego deve portarci a fare spazio alla Sua parola. Nella spiritualità islamica il centesimo nome di Dio è indicibile, non perché sconosciuto, tantomeno per un segreto esoterico, è invece quella parola che Dio stesso dice nel cuore silenzioso del meditante. Nel buddhismo il silenzio su ciò che è mistero giun...