Fare spazio
"La rinuncia non è perdere qualcosa.
È smettere di tenere ciò che non è più vivo".
Parola di Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, che ci aiuta a vedere nella luce giusta una realtà necessaria per coltivare la nostra libertà interiore.
Perché rinunciare?
A cosa rinunciare?
L'idea non ci è simpatica perché la leggiamo come una imposizione a perdere un bene.
E se fosse perdere un peso, una zavorra, un impedimento, per camminare più liberi?
Proviamo con Furlan a guardare la cosa da un altro punto di vista:
«La parola rinuncia porta con sé un significato molto più nobile di quello che le attribuiamo comunemente.
• Latino – renuntiare: annunciare indietro, dichiarare che qualcosa non ci appartiene più
Non è subire. È riconoscere.
• Latino – nuntius: messaggero
La rinuncia è un messaggio interiore: “Questo non mi serve più per crescere”.
• Greco (concetto affine) – aphíēmi (ἀφίημι): lasciare andare, liberare, rimettere
La stessa parola usata nei Vangeli per indicare il perdono.
Rinunciare, nella sua radice più profonda, non è togliere vita, è togliere ciò che la blocca.
“Se rinuncio, resto senza.”
“Se lascio andare, perdo.”
“Se smetto, vuol dire che non valgo abbastanza.”
Ed è così che molte persone:
• restano in relazioni morte
• portano avanti battaglie finite
• difendono identità che non sentono più
• continuano strade che non nutrono
Non per amore.
Per paura.
La rinuncia nella consapevolezza: quando diventa libertà
Nella consapevolezza, la rinuncia cambia volto. Diventa atto di lucidità.
Rinunciare significa:
• smettere di forzare
• smettere di fingere
• smettere di tenere in piedi ciò che è già crollato dentro
La rinuncia consapevole non nasce dalla mancanza. Nasce dalla pienezza che ha capito.
È il momento in cui l’anima dice:
“Questo non mi rappresenta più.”
“Questo non vibra più con me.”
“Questo mi costa più energia di quanta vita mi restituisca.”
E allora lascia.
Non con rabbia.
Con verità.
Rinunciare non è togliere: è fare spazio.
Dal punto di vista neurobiologico, ogni cambiamento reale richiede disattivazione.
Il cervello non può creare nuove connessioni se resta agganciato a quelle vecchie.
Rinunciare è:
• disinnescare circuiti obsoleti
• interrompere automatismi disfunzionali
• liberare energia bloccata
Non si può:
• cambiare senza lasciare
• guarire senza mollare
• crescere senza rinunciare a qualcosa che eravamo
A cosa siamo chiamati a rinunciare, davvero?
Non alle cose belle.
Ma a quelle che non sono più vere:
• a un’immagine di noi che non sentiamo più
• a una lotta che non ha più senso
• a un’idea di felicità costruita per compiacere
• a un ruolo che ci stringe
• a una versione di noi che ha fatto il suo tempo
Rinunciare non è distruggere il passato. È onorarlo, senza restarne prigionieri.
Rinuncia e pace: il punto d’incontro.
La pace non arriva quando otteniamo di più. Arriva quando tratteniamo di meno.
Ogni rinuncia consapevole produce:
• alleggerimento
• chiarezza
• silenzio buono
• spazio interiore
Non perché tutto diventa facile. Ma perché smette di essere forzato.
La pace nasce quando smettiamo di difendere ciò che non siamo più.
Rinunciare è un atto di fiducia nella vita
Rinunciare significa dire:
“Mi fido che ciò che lascio non era l’unica possibilità.”
“Mi fido che il vuoto non è una punizione, ma un passaggio.”
“Mi fido abbastanza da non riempire subito.”
Chi non rinuncia mai, vive pieno. Ma non vive libero.
• A cosa sto resistendo per paura di perdere, anche se so che non mi nutre più?
• Quale rinuncia sto rimandando, e che prezzo sto pagando?
• Cosa potrebbe nascere se smettessi di trattenere?
• Riesco a vedere la rinuncia come un gesto di rispetto verso me stesso?
La rinuncia non è una fine.
È una soglia.
È il momento in cui la vita dice:
“Se lasci questo, posso finalmente portarti oltre.”
E quando la rinuncia nasce dalla consapevolezza, non toglie nulla.
Restituisce spazio».

"Ogni rinuncia consapevole produce:
RispondiElimina• alleggerimento
• chiarezza
• silenzio buono
• spazio interiore"
È conversione alla vita vera. Le nostre scelte non sempre producono frutti buoni, rinunciare a tutto ciò che è tossico è salvezza
La rinuncia non è una fine.
RispondiEliminaÈ una soglia.
È il momento in cui la vita dice:
“Se lasci questo,
posso finalmente
portarti oltre.”
E quando la rinuncia
nasce dalla consapevolezza,
non toglie nulla.
Restituisce spazio».
Rinunciare
RispondiEliminanon è togliere:
è fare spazio.
Supera la paura
Affidati a
una libertà
più piena
Spazi
RispondiEliminaQuelli belli,ampi,che fanno desiderare di correre a pieni polmoni...
Immagino spesso questa visione...
Spero di farcela
Fare spazio a qualcosa che mi fa correre.
Amen
«Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: «Il vecchio è gradevole!»
RispondiEliminaLc5,36
C'è il vecchio che appesantisce, forma una zavorra, impedisce qualsiasi novità, eppure è così difficile abbandonarlo...