Appartenenza


La preghiera è nel cuore di ogni uomo e ogni donna, a prescindere dalle convinzioni religiose 
ed è perfino in chi non ha nessuna credenza.

Nella storia dell'umanità la preghiera ha sempre alimentato la fede, l'arte, la vita, producendo speranza.

Oggi sentiamo parlare spesso di "preghiera laica".

Lo Spirito soffia dove vuole.

Ne è un esempio Simone Weil, letterata, filosofa, cercatrice instancabile della Verità che, in una sua lettera, si lascia prendere dalla preghiera del "Padre nostro" e lo medita.

Leggiamo insieme:

 "«Padre nostro che sei nei cieli.» 
Egli è nostro Padre; non c'è nulla in noi di reale che non proceda da lui. Noi gli apparteniamo. Egli ci ama, perché ama se stesso e noi siamo cosa sua. 
Ma è il Padre che è nei cieli. Non altrove. Se noi crediamo di avere un padre quaggiù non è lui, ma un falso dio. Non possiamo fare un solo passo verso di lui: non si cammina verticalmente.
Possiamo dirigere verso di lui soltanto il nostro sguardo. Non dobbiamo cercarlo, dobbiamo soltanto mutare la direzione dello sguardo. Tocca a lui cercarci. 
Dobbiamo essere felici di sapere che egli è infinitamente fuori della nostra portata.
Abbiamo così la certezza che il male in noi, anche se sommerge tutto il nostro essere, non contamina in alcun modo la purezza, la felicità, la perfezione di Dio.

«Sia santificato il nome tuo.» Dio solo ha il potere di nominarsi. Il suo nome non può essere pronunciato da labbra umane; il suo nome è la sua parola: è il Verbo. Il nome di un essere fa da intermediario tra la mente umana e questo essere, è la sola via attraverso la quale la mente umana possa afferrare qualcosa di questo essere quando è assente. Dio è assente: è nei cieli. Il suo nome è la sola possibilità per l'uomo di accedere a lui. E' il Mediatore. L'uomo può accedere a questo nome, per quanto esso pure sia trascendente. 
Questo nome brilla nella bellezza e nell'ordine del creato e nella luce interiore dell'anima umana: è la santità stessa e non v'è santità fuori di lui; dunque non occorre che sia santificato. Chiedendo questa santificazione, noi chiediamo ciò che è dell'eternità, con una pienezza di realtà alla quale non possiamo aggiungere né togliere nemmeno una parte infinitesimale.
Chiedere ciò che è, ciò che è in maniera reale, infallibile, eterna, del tutto indipendente dalla nostra domanda, è la richiesta perfetta. 
Non possiamo impedirci di desiderare: noi siamo desiderio; ma questo desiderio che ci inchioda all'immaginario, al tempo, all'egoismo, possiamo, esprimendolo tutto intero in questa richiesta, farlo divenire una leva che, strappandoci dall'immaginario e dal tempo, ci colloca nel reale e nell'eternità, fuori della prigione dell'io".

Commenti

  1. "Questo nome brilla nella bellezza e nell'ordine del creato e nella luce interiore dell'anima umana"
    Il nome, fatto di essenza, di ogni cosa creata e di ogni creatura brilla come fuoco che fonde, nel santo nome di Dio

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  2. Egli è nostro Padre;
    non c'è nulla in noi
    di reale che non proceda da lui. Noi gli apparteniamo.
    Egli ci ama,
    perché ama se stesso
    e noi siamo cosa sua.
    Ma è il Padre che è nei cieli.
    Non altrove.
    Se noi crediamo
    di avere un padre quaggiù
    non è lui,
    ma un falso dio.
    Non possiamo fare
    un solo passo verso di lui:
    non si cammina verticalmente.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Chiedere ad un papà è semplice;c'è complicità,unione,amore ....ed altro che ci accomuna.
    Questo papà devo frequentare per avere più dimstichezza con LUI,non "tenerlo"in alto e considerarlo lontano.
    Io CREDO fermamente di avere un padre quaggiù ,ed è LUI!
    Grazie mio papà vicino a me.

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  5. Un papà che mi cerca ,questa si che è consolazione . Peccato che mi accorgo di averlo solo quando sono prigioniera ma anche questo serve per sentire il suo conforto,

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