Visione chiara
C'è una parola che usiamo poco ma che ha da rivelarci cose preziose.
"L’acume non è vedere di più.
È vedere prima… e soprattutto vedere dentro".
Così Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, interpreta la parola acume.
Più che all'intelligenza la parola acume fa riferimento ad uno sguardo profondo, attento, preciso.
È comprendere in modo essenziale e lucido.
Acume ha a che fare con l' attenzione, il vedere oltre, il vedere dentro la realtà.
Scrive Furlan:
"La parola acume viene spesso associata all’intelligenza.
Alla capacità di capire velocemente, di intuire, di “arrivare prima”.
Ma l’acume non è solo rapidità mentale è profondità percettiva.
Deriva dal latino acumen, che significa:
• punta
• acutezza
• capacità di penetrare
E questa radice cambia tutto. L’acume non è quantità di pensiero. È precisione dello sguardo.
Viviamo in un’epoca in cui si accumulano informazioni.
Si leggono contenuti, si ascoltano opinioni, si rincorrono risposte.
Ma l’accumulo non genera acume. Genera rumore.
L’acume nasce quando:
• smetti di riempirti
• inizi a osservare
• impari a distinguere
Non tutto ciò che è veloce è lucido. Non tutto ciò che è complesso è profondo.
Il filosofo Eraclito diceva:
“Molti non comprendono ciò che incontrano ogni giorno.”
Non perché manchi loro l’intelligenza, ma perché manca l’acume.
Quando sei reattivo:
• interpreti
• proietti
• anticipi
Quando sei acuto:
• osservi
• cogli
• distingui
E qui c’è il punto più sottile.
L’acume non serve per capire gli altri, serve per non ingannare se stessi.
Molti hanno intelligenza.
Pochi hanno acume.
Perché l’intelligenza analizza, l’acume vede.
Nel software reattivo, l’acume viene sostituito da:
• giudizio rapido
• conclusioni affrettate
• bisogno di avere ragione
• letture distorte della realtà
Si dice:
“Ho già capito.”
“È chiaro.”
“So come funziona.”
Ma spesso non è comprensione, è difesa.
L’acume richiede una cosa che pochi accettano: mettere in dubbio la propria percezione.
Socrate lo esprimeva con semplicità disarmante:
“So di non sapere.”
Non era ignoranza.
Era il massimo livello di acume.
Perché l’acume non è certezza,
è apertura.
Molti cercano risposte, l’acume cerca domande migliori.
E questo cambia tutto.
Perché la qualità della tua vita dipende dalla qualità di ciò che vedi.
E ciò che vedi… dipende da quanto sei libero di vedere davvero.
L’acume è anche corporeo.
Quando sei acuto:
• il respiro è ampio
• il corpo è presente
• il sistema nervoso è regolato
Quando perdi acume:
• entri in tensione
• reagisci automaticamente
• restringi il campo percettivo
Non vedi meno perché manca informazione, vedi meno perché sei in difesa.
Spesso l’acume si perde nei momenti in cui servirebbe di più:
• nei conflitti
• nelle relazioni
• nelle decisioni importanti
Perché lì entra la paura, e la paura restringe.
Nietzsche scriveva:
“Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come.”
Ma per trovare quel “perché”… serve acume.
Non logica, non accumulo…. Visione.
L’acume non è un talento è una pratica.
Si allena, si affina, si perde… e si ritrova.
L’acume non aggiunge, sottrae.
Toglie:
• il giudizio automatico
• l’interpretazione veloce
• il bisogno di avere ragione
E lascia spazio a qualcosa di più raro:
la visione chiara".

"So di non sapere"
RispondiEliminaÈ pura libertà, è lasciare ogni idea di se stessi e di chi ci circonda, della vita, è mettere da parte ogni potere di tenere tutto e tutti sotto controllo, consapevoli che la vita scorre, indipendentemente da quello che vorremmo. È lasciare spazio al nostro essere più profondo, è far emergere la nostra vera Essenza
L’acume non è un talento
RispondiEliminaè una pratica.
Si allena, si affina,
si perde… e si ritrova.
L’acume non aggiunge,
sottrae.
Toglie:
• il giudizio automatico
• l’interpretazione veloce
• il bisogno di avere ragione
E lascia spazio
a qualcosa di più raro:
la visione chiara".