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Giuda e noi

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Gesù ha scelto dodici discepoli che fossero missionari del Vangelo. Tra questi scelti c'è anche Giuda, che poi lo tradí. Giuda è amato, scelto ed inviato come gli altri undici. Ma rimane una pietra d'inciampo per la nostra comprensione del modo di essere e di fare di Gesù. È un'apostolo con cui in ogni caso confrontarsi. Di recente papa Leone ne ha parlato. È necessario lasciarsi aiutare dalle sue parole per approfondire il mistero e l'insegnamento che questo apostolo ha ancora da testimoniarci. "Cari fratelli e sorelle, proseguiamo il nostro cammino alla scuola del Vangelo, seguendo i passi di Gesù negli ultimi giorni della sua vita. Oggi ci fermiamo su una scena intima, drammatica, ma anche profondamente vera: il momento in cui, durante la cena pasquale, Gesù rivela che uno dei Dodici sta per tradirlo: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà» (Mc 14,18). Parole forti. Gesù non le pronuncia per condannare, ma per mostrare quanto l’am...

Ricevere vita

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Pronti a ricevere la vita: è la gratitudine che ci dona questa capacità. La gratitudine rende il passo leggero. La gratitudine apre la via alla libertà. Definita come un sentimento di affettuosa riconoscenza, la gratitudine porta vitalità e ispira riconoscenza.  Alla gratitudine dedica uno spazio di meditazione Amadeo Furlan, nella sua ricerca di radici di fecondità per il nostro vivere quotidiano. Scrive: "Non è un “grazie” educato, sussurrato per abitudine. È un’onda che nasce nel cuore e si allarga fino a toccare ogni angolo dell’esistenza. È la preghiera senza religione, la musica senza spartito, la voce di chi ha imparato che ogni istante è un dono irripetibile. La gratitudine appartiene a chi ha conosciuto la tempesta e ha scelto di non odiare la pioggia. A chi ha perso ciò che credeva insostituibile e ha trovato, tra le macerie, un seme invisibile pronto a germogliare. A chi, davanti al vuoto, ha avuto il coraggio di dire: “Questo spazio è il mio nuovo inizio”. Ringraziare ...

Gioia e fiducia

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Molti dei nostri contemporanei pensano che la religione renda musoni. La religione sarebbe nemica della gioia. Ma l'esperienza dei credenti sinceri dice il contrario. Eugenio Borgna ci ricorda la testimonianza di alcuni di essi e ci spinge a riflettere sulla bellezza della fede come fonte di gioia e causa di fiducia in Dio, nei fratelli e nella vita. "Non c’è forse una gioia che non sia, o che possa non essere, anche esperienza religiosa, e di questa vorrei ora dire qualcosa che possa rimanere nel cuore, e nella memoria di chi voglia leggere queste mie considerazioni, nutrite di psichiatria, ma anche dei pensieri di sant’Agostino e di santa Teresa d’Avila, di Blaise Pascal e di santa Teresa di Lisieux, di madre Teresa di Calcutta e di Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo protestante che fu recluso in un carcere berlinese e poi condotto alla morte, a trentanove anni, nel campo di concentramento di Flossenbürg.  Ho già richiamato le sue parole vibranti perché le cose che egli ...

Contemplazione

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  Aiutati da Enzo Bianchi, monaco fondatore della comunità di Bose, familiarizziamo con una parola e un'esperienza che ci intimoriscono:  contemplazione. Usiamo raramente questa parola ritenendola al di sopra delle nostre reali capacità di pregare. Coglierne il significato nella sua radice, così come la usa il Vangelo, ci aiuterà ad essere più semplici nell'accoglierla nel nostro linguaggio e nella nostra esperienza. Scrive fratel Enzo: "Contemplazione (theoría) è significativamente presente nel vangelo secondo Luca per indicare la visione della crocifissione da parte delle folle accorse all’esecuzione di Gesù e dei condannati insieme a lui: “Tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo (theoría), avendo viste le cose accadute, se ne tornava battendosi il petto” (Lc 23,48). L’unica vera contemplazione cristiana è quella della croce, ma tuttavia nel Nuovo Testamento si parla di conoscenza, di sovraconoscenza (epígnosis) per indicare un faccia a faccia con Dio ne...

Rivelazione

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"La rivelazione non arriva per riempirti di nuove verità, ma per spogliarti di tutte le menzogne che credevi vere." Sono parole di Amadeo Furlan, psicoterapeuta e formatore, che ci spingono a considerare un aspetto importante del nostro vivere. Usiamo raramente la parola rivelazione per riconoscere i doni che già sono presenti nella nostra vita e che ad cento punto diventano visibili ai nostri occhi. La vita è una rivelazione continua. "È Il momento in cui il velo cade. La rivelazione non è un lampo magico che viene dall’esterno. È un silenzio interiore così profondo da permettere alla verità di emergere. Arriva spesso nei momenti in cui ti sei arreso — non per sconfitta, ma perché hai smesso di opporre resistenza. Molti inseguono la rivelazione come una conquista da raggiungere. Ma essa accade solo quando smetti di cercarla disperatamente. Non è il frutto di uno sforzo, ma il risultato di uno spazio: uno spazio libero da pregiudizi, paure e aspettative. Tre volti della ...

Camminare orientati

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Camminare è segno di vitalità,  di progettualità. Camminare bene è il desiderio  di ogni viandante in questo mondo. Camminare è facile su un sentiero  già percorso. Su vie nuove sono necessari punti di riferimento per orientarsi. Nel cammino di fede cosa ci orienta? Una riflessione di Sabino Chialà, monaco di Bose, ci richiama ai riferimenti fondamentali della nostra esperienza di credenti che trovano nella Bibbia la principale ispirazione. "Cammina in una via ben orientata colui che si tiene lontano dal male  e che si tiene vicino al Signore  e alla sua parola.  Questo è il messaggio del salmo 1, con il quale si apre il Salterio,  che vale la pena di rileggere: Felice (perché nella buona direzione) l’uomo che non cammina secondo il consiglio dei malvagi, non indugia sulla via dei peccatori, non siede nella compagnia dei beffardi. Ma nell’insegnamento del Signore  è la sua gioia e medita il suo insegnamento, giorno e notte. Egli sarà come un alber...

Gratitudine

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Troppe cose chiudono il nostro cuore: la delusione, la rabbia, il fallimento, l'incomprensione. Una è capace di aprirlo alla luce e alla vita: la gratitudine. È più che dire semplicemente grazie. È affrontare la vita apprezzando, riconoscendo il bello e il bene. Ringraziare è una vera terapia. La gratitudine è una pausa  che ci fa cogliere le piccole cose  e guardare più a fondo quelle grandi. Rendere grazie al Signore, alla vita,  è respiro ritrovato, è vitalità rinata. José Tolentino Mendonça, poeta e guida spirituale, attira la nostra attenzione sulla necessità di vivere un continuo esercizio di gratitudine. "Quella di ringraziare  è un’arte  che dobbiamo acquisire.  La vera gratitudine spirituale ringrazia per tutto,  poiché sa che la complessa architettura della vita  va maturando in modi differenziati.  Ringrazia per il grandioso  e per il minuscolo;  per l’orizzonte sgombro e vasto  e per il piccolo frammento  impre...