Al servizio della vita.


 
«La domanda più importante non è: “Quanto vali?”
Ma: “A chi sei utile?”»
Così Amadeo Furlan ci porta a riflettere su un aspetto del significato del nostro vivere.

La relazione con gli altri allarga il senso della nostra vita, la rende una vita impreziosita dal donarsi.

Vivere solo per sé stessi alla lunga rende sterile il nostro passaggio in questo mondo.

"Il mondo non ha bisogno di persone perfette.
Ha bisogno di persone presenti".

Essere utili aumenta il nostro sentirci vivi. 

Scrive Furlan:
 
"La parola utilità oggi viene spesso associata a:
 
• convenienza
• profitto
• rendimento
• funzionalità
• vantaggio
 
Ma l’utilità autentica… è qualcosa di molto più profondo.
Deriva dal latino utilitas, che significa:
giovamento, beneficio, vantaggio reale, ciò che favorisce la crescita e il benessere.
E forse qui si nasconde già il cuore di questa riflessione.
Perché viviamo in un mondo che ci ha insegnato a chiederci continuamente:
"Quanto sto ottenendo?"
Mentre molto più raramente ci chiediamo:
"Quanto sto contribuendo?"
Eppure è proprio qui che accade qualcosa di straordinario.
Perché le persone che lasciano un segno nella storia non sono necessariamente quelle più intelligenti.
Non sono sempre quelle più ricche.
Non sono nemmeno quelle più potenti.
Sono quelle che, in qualche modo, sono state utili.
Utili a comprendere.
Utili a costruire.
Utili a sostenere.
Utili a illuminare un passaggio difficile della vita di qualcuno.
 
Qualche tempo fa arrivò nel mio studio una donna che viveva una profonda crisi personale.
Aveva letto decine di libri.
Seguito corsi.
Ascoltato conferenze.
Conosceva molte teorie.
Eppure continuava a sentirsi vuota.
Durante uno degli incontri le chiesi:
"Quando è stata l’ultima volta che hai aiutato qualcuno senza aspettarti nulla?"
Rimase in silenzio.
Poi scoppiò a piangere.
Perché si rese conto che da anni stava cercando di riempire sé stessa.
Ma aveva smesso di condividere sé stessa.
E questo cambiò completamente la prospettiva.
Perché esiste una forma di felicità che nasce dall’avere.
Ma ne esiste una molto più profonda che nasce dall’essere utili.
 
E l’essere umano è biologicamente programmato per appartenere.
Per contribuire.
Per cooperare.
Per creare valore.
Non per vivere isolato.
 
Osserva la natura.
Un albero non produce frutti per sé stesso.
Un fiore non diffonde il suo profumo per sé stesso.
Il sole non illumina per sé stesso.
Eppure nessuno di loro perde qualcosa nel dare.
Anzi.
Realizzano pienamente la loro natura proprio attraverso ciò che offrono.
Forse vale anche per noi.
Perché spesso la sofferenza nasce quando ci chiediamo continuamente: "Cosa riceverò?"
Mentre la serenità comincia a comparire quando iniziamo a domandarci: 
"Che valore posso portare?"
 
Attenzione però.
Essere utili non significa sacrificarsi.
Non significa annullarsi.
Non significa vivere per gli altri.
Questa è una delle grandi confusioni del nostro tempo.
Molte persone credono di essere utili quando in realtà stanno cercando approvazione.
Aiutano tutti.
Salvano tutti.
Si caricano dei problemi di tutti.
E lentamente si svuotano.
Questa non è utilità.
È dipendenza dal riconoscimento.
L’utilità autentica nasce dall’abbondanza.
Non dalla mancanza.
Nasce quando condividi ciò che sei.
Non quando cerchi di comprare amore attraverso ciò che fai.
 
C’è una differenza enorme tra:
 
"Ho bisogno di essere utile per sentirmi importante."
 
E
 
"Scelgo di essere utile perché ho qualcosa di valore da condividere."
 
La prima frase genera stanchezza.
La seconda genera significato.
 
Nella mia esperienza ho osservato una cosa sorprendente.
Le persone più realizzate non sono quelle che si chiedono continuamente: "Come posso avere di più?"
Sono quelle che si chiedono: "Come posso diventare una risorsa?"
Perché quando diventi una risorsa:
 
• le relazioni migliorano
• le opportunità aumentano
• la fiducia cresce
• il valore viene riconosciuto spontaneamente
 
Non perché lo insegui.
Ma perché lo incarni.

Il filosofo Seneca scriveva: "Nessun bene è piacevole da possedere se non si hanno persone con cui condividerlo."
E forse oggi questa frase è più attuale che mai.
Perché viviamo in un’epoca piena di informazioni.
Ma spesso povera di utilità.
Piena di opinioni.
Ma povera di contributo.
Piena di visibilità.
Ma povera di valore.
 
Prova a riflettere.
Quante delle parole che pronunci ogni giorno:
 
• alleggeriscono qualcuno?
• rassicurano qualcuno?
• aiutano qualcuno a vedere una possibilità?
• generano fiducia?
• costruiscono speranza?
 
Perché l’utilità non è fatta solo di azioni.
È fatta anche di parole.
Una parola giusta al momento giusto può cambiare una giornata.
Una scelta.
A volte persino una vita.
 
Il mondo non ha bisogno di persone perfette.
Ha bisogno di persone presenti.
Persone capaci di mettere il proprio talento al servizio della vita.
Perché il valore di una vita non si misura soltanto da ciò che accumula.
Ma da ciò che lascia.
«L’utilità non è fare grandi cose. È rendere migliore ciò che tocchi.»"

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