Amato e amante
Divo Barsotti, sacerdote e scrittore di profondi testi di spiritualità, con il linguaggio ardito dei mistici scrive:
"Dio ha fatto dell'uomo il suo fine".
È un cambio di prospettiva vertiginoso.
L'umanità è l'obiettivo del suo amore, il fine dei suoi gesti che creano e salvano.
"Dio ha fatto dell'uomo il suo fine".
Sentirsi sotto gli occhi di Dio e nei suoi pensieri è esaltante e fa gustare tutta la forza della sua attenzione amorevole per noi.
Leggiamo insieme:
"Dio ha fatto dell'uomo il suo fine, perché l'amato è sempre il fine dell'amante; l'amante tende ad amarlo e si ordina a lui, e Dio si è ordinato all'uomo. Si è ordinato all'uomo nello Spirito Santo perché, come si è detto all'inizio, lo Spirito Santo nella concezione trinitaria propria della teologia orientale è quella Persona divina mediante la quale Dio trabocca nella creazione; l'amore si effonde nella creazione dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo: così Dio si dona a noi. Il dono di Dio nello Spirito rimane dono, cioè non avviene una unione ipostatica fra lo Spirito Santo e la creatura; piuttosto lo Spirito Santo donandosi unisce la creatura al Verbo di Dio. Così che al processo di discesa di Dio verso l'uomo risponde il processo di ascensione che dall'uomo risale verso Dio: dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo Dio si comunica al mondo, nello Spirito Santo per il Figlio, il mondo, l'uomo e gli angeli salgono a Dio.
La vita cristiana è insieme questo movimento di discesa di Dio e di ascesa dell'uomo verso Dio. Dio discende fino alla nostra povertà, discende fino alla nostra umiltà, ma la discesa di Dio verso l'uomo provoca e determina l'ascesa dell'uomo verso Dio: «Descendit de caelis, ascendit ad caelum», colui che discende è il Figlio di Dio, colui che ascende è l'uomo Gesù, ma con l'uomo Gesù non è soltanto il Verbo incarnato, è tutta quanta la creazione che egli, avendo redento con la sua morte di Croce, solleva con sé fino al trono del Padre.
Noi dobbiamo contemplare il mistero di questa discesa di Dio. Abbiamo accennato all'umiltà di Dio come si esprime nelle Persone divine: per essa ogni Persona divina non vive per sé, ma è e vive nell'altra Persona correlativa. Ma questa è l'umiltà di Dio in se stesso. Più grande mistero ci sembra ancora l'umiltà di Dio nei riguardi dell'uomo; davvero il processo per il quale Dio si comunica al mondo è un processo con cui egli discende, e discende fino all'abisso più fondo.
Dio ha amato l'uomo e ha voluto assumere la natura umana. L'angelo è stato invidioso, perché voleva impedire a Dio l'umiliazione di assumere la natura dell'uomo, l'ultima tra le creature spirituali.
Ha scelto l'uomo Perché Dio ha scelto noi, perché ha voluto scegliere l'uomo assumendone la natura? Non sarebbe stato già un miracolo di amore infinito se avesse assunto la natura dell'angelo, traboccando dalla solitudine infinita della trascendenza divina nella creazione? Egli invece ha scelto l'uomo!
Chi è stato in Terra Santa ha ancora maggior motivo di contemplare l'umiltà di Dio. Pensare che egli era non diverso da quei bambini poveri che vagano anche oggi per le strade di Nazaret e di Betlemme. Che umiltà di Dio! Proprio perché egli ha voluto assumere tutta la creazione ha dovuto scendere nell'abisso più fondo. Se Dio avesse scelto l'angelo, avrebbe sollevato l'angelo a sé; ma la creazione fisica sarebbe stata abbandonata alla sua perdizione.
È mediante l'Incarnazione del Verbo che Dio ha assunto non solo la natura spirituale, ma anche la natura fisica dell'uomo e tutto ha trascinato in alto con sé. E dopo aver assunto questa natura egli, nella morte di croce, assume anche tutto il peccato del mondo e unisce così gli estremi, il peccato con la santità stessa di Dio. Non solo la natura creata è assunta, ma anche il peccato del mondo, perché egli si è fatto solidale con tutti i peccatori.
Così Gesù Cristo è l'Unità, l'unità che unisce gli estremi, il peccato e la santità infinita di Dio. Egli non ha peccato, ma si costituisce davanti al Volto del Padre come il peccatore pubblico, universale, assumendo il castigo di tutta la malvagità umana e affondando così nell'abisso più fondo non solo della creazione, ma dello stesso peccato, per sollevare tutto a Dio".

'per essa ogni Persona divina non vive per sé, ma è e vive nell'altra"
RispondiEliminaCos'è amare se non vivere per l'altro, con l'altro, nell'altro? E dato che, Dio ama per primo, perché Amore puro, così mi ritrovo che Dio è per me, converge ogni distorsione, è con me perché non solo attraversa la mia vita con il mio peccato, ma lo fa suo e ne paga il riscatto, è Dio in me, perché sono sua immagine e somiglianza
"Dio ha fatto dell'uomo
RispondiEliminail suo fine,
perché l'amato è
sempre il fine dell'amante; l'amante tende
ad amarlo e
si ordina a lui,
e Dio si è ordinato all'uomo.
Si è ordinato all'uomo
nello Spirito Santo