Meta della preghiera
Nella nostra vita c'è una relazione che ha una sua caratteristica particolare, nel senso che non è confinabile in una situazione precisa, ed è la preghiera, relazione con Dio.
Parlare della preghiera ci porta ed esporci alla forza di un mistero che in qualche modo ci supera.
La nostra stessa esperienza ci dice che prima e dopo la preghiera c'è solo silenzio.
La preghiera esige di essere pensata come parte della nostra vita, come nostra vita più profonda.
L'altra sponda della nostra preghiera è sempre Dio, il Padre come lo chiama Gesù.
Divo Barsotti, sacerdote e mistico del XX secolo, testimone e maestro di preghiera, ci aiuta a guardare la nostra preghiera in questa prospettiva.
Leggiamo insieme:
"Il mistero della preghiera cristiana termina precisamente in una nostra partecipazione al rapporto del Figlio Unigenito con il Padre celeste. Ma prima di arrivare a questo, la preghiera dell'uomo è il grido del malato, del morto che implora la salvezza di Cristo; è il grido dell'anima che sente la propria rovina, che avverte la propria morte, che sente di precipitare nel vuoto, che implora una mano che la sollevi: «Dal profondo a te grido... ». Alla preghiera dell'uomo risponde l'amore di Dio: egli porge la mano per sollevarti a sé, egli ti salva; è lui che ti salva dal naufragio, è lui che ti salva dalla morte, è lui che ti salva dalla dannazione; è lui, Cristo Signore!
Prima di tutto la nostra preghiera sarà un rivolgersi al medico delle nostre anime, un rivolgersi al Cristo in quanto è nostro Salvatore. Nella consapevolezza che noi non viviamo che la morte, che noi non viviamo che la nostra rovina, la nostra vita diviene una supplica, una implorazione e una invocazione incessante a Nostro Signore. Ma quando noi viviamo un rapporto più intimo con Gesù, allora la nostra preghiera non sarà più un grido: «Dal profondo a te grido... », ma sarà la parola dell'amico all'amico.
Ricordate quello che dice la Sacra Scrittura a proposito di Mosè? Parlava a Dio come un amico suole parlare con un altro amico; ed è questa la nostra preghiera quando viviamo un rapporto più intimo con Gesù; egli diviene il nostro amico, il fratello col quale viviamo. Si può vivere con lui non solo in chiesa in adorazione, ma sempre: egli è con noi, e noi siamo con lui!
La nostra parola diviene una parola umile e serena, una parola che implica una intimità dolcissima e casta. E poi, non abbiamo più bisogno nemmeno di parlare; quando l'amore è incandescente, l'unione si esprime nel puro silenzio dell'amore. Ma non basta! Uniti al Cristo, tutta la nostra vita non è più che una aspirazione sola al Padre celeste, e allora, proprio allora il Cristo ci solleva con sé nella sua ascensione gloriosa fino nel seno di Dio. È questo il cammino dell'anima nella vita spirituale, è il cammino della preghiera.
La preghiera è un rapporto, pregare vuol dire rivolgersi a qualcuno; è vivere questo rapporto, un rapporto che diviene sempre più grande, più intimo e più vero, così da trasformarci in Colui che preghiamo, così da divenire una sola cosa col Cristo. E divenuti una sola cosa col Cristo, diveniamo un rapporto solo di amore al Padre; e come il Padre genera il Figlio e il Figlio eternamente ritorna nel Padre, così il Padre celeste genera in noi il Figlio suo, perché il Figlio suo ci conduca con sé, ci trasporti con sé, ci sollevi con sé, per l'azione dello Spirito Santo, nel seno del Padre.
La vera dimora dell'anima sposa è il seno di Dio. È in questo seno che noi dobbiamo rimanere, è in questo seno che noi dobbiamo trovare la nostra dimora eterna, per vivere la stessa vita di Dio. La vita cristiana è questo rapporto di amore.
Questo è il cammino dell'anima nella preghiera. Ci sarebbe molto di più da dire, ma è importante notare come la preghiera sia un grande mistero, possibile soltanto in forza dell'Incarnazione del Verbo. Per l'Incarnazione del Verbo questa preghiera ci unisce sempre più al Verbo incarnato, ci unisce siffattamente al Verbo da farci una sola cosa con lui, parola della Parola.
Così diveniamo - come dicevamo prima - puro rapporto al Padre e tutta la nostra vita innalza una sola parola, come dice san Paolo:
«Abbà, Padre!»".

"La preghiera è un rapporto, pregare vuol dire rivolgersi a qualcuno; è vivere questo rapporto, un rapporto che diviene sempre più grande, più intimo e più vero, così da trasformarci in Colui che preghiamo, così da divenire una sola cosa col Cristo"
RispondiEliminaNel profondo del nostro essere c'è un abisso, è il fondo dell'anima, dove risiede puro Amore: Dio. Tuffarsi in questo fondo dell'anima è lasciare che l'Amore si impossessi di me, se sento il desiderio di pregare è perché l'Amore vuole pregare in me, se (stando in superficie) cerco Dio è Dio che dal suo (mio) fondo mi cerca, mi attira, e non si dà pace, fino a quando, con tutta la forza che solo l'Amore ha, mi riporta a sé, alla mia vera Essenza, per poi rinascere e venire alla Luce
Prima di tutto la nostra preghiera
RispondiEliminaè un rivolgersi al medico
delle nostre anime,
un rivolgersi al Cristo
in quanto è nostro Salvatore.
Nella consapevolezza
che noi non viviamo che la morte, che noi non viviamo
che la nostra rovina,
la nostra vita
diviene una supplica,
una implorazione
e una invocazione incessante
a Nostro Signore.
Ma quando noi viviamo
un rapporto più intimo
con Gesù,
allora la nostra preghiera
non sarà più un grido:
«Dal profondo a te grido... »,
ma sarà la parola
dell'amico all'amico.