Restituire spazio al cuore
Amadeo Furlan ci porta a riflettere su una parola che difficilmente sceglieremmo per il nostro tempo di meditazione: ossessione.
"L'ossessione promette il controllo.
La pace nasce quando smetti
di voler controllare tutto."
Tutti inciampiamo nel nostro bisogno di controllo, che in effetti creerà difficoltà con gli altri,
e ci tiene sempre tesi e preoccupati.
Ma c'è una via alternativa, c'è un modo di disobbedire a questo impulso.
Leggiamo insieme:
"La parola ossessione oggi viene spesso associata a:
fissazione
dipendenza
perfezionismo
controllo
ansia
pensiero continuo
Ma forse l'ossessione non nasce dove pensiamo.
Deriva dal latino obsidere. Significa letteralmente: assediare.
Circondare una città.
Impedirle di respirare.
Bloccare ogni via d'uscita.
Ed è esattamente ciò che accade dentro di noi.
L'ossessione non entra all'improvviso.
Arriva in silenzio.
All'inizio sembra quasi un aiuto.
"Devo pensarci ancora un po'."
"Devo capire meglio."
"Devo essere sicuro."
"Devo trovare la soluzione."
Poi, lentamente, il pensiero smette di essere uno strumento.
Diventa una prigione.
E noi, senza accorgercene, smettiamo di vivere il presente per abitare continuamente ciò che potrebbe accadere, ciò che sarebbe dovuto accadere o ciò che temiamo possa succedere.
L'ossessione è come una stanza senza finestre.
Ogni pensiero rimbalza sulle pareti e torna indietro ancora più forte.
Più cerchi di uscirne, più rimani dentro.
Forse ti è già successo.
Una parola detta da qualcuno.
Un messaggio che non arriva.
Una visita medica.
Un errore.
Una persona.
Una paura.
All'inizio dura qualche minuto.
Poi qualche ora.
Poi giorni.
E senza accorgertene tutto il resto della vita continua...
ma tu non ci sei più.
Il corpo è presente.
La mente no.
Qualche settimana fa parlavo con una donna che mi disse una frase che non ho più dimenticato. "Amadeo... sono stanca di pensare."
Non disse: "Sono stanca di lavorare."
Non disse: "Sono stanca della malattia."
Disse semplicemente: "Sono stanca di pensare."
Perché ci sono pensieri che consumano più energia di una giornata intera di lavoro.
Sono quelli che girano in cerchio.
Che non producono comprensione.
Producono soltanto consumo.
Le neuroscienze oggi descrivono molto bene questo fenomeno.
Quando un pensiero diventa ossessivo, il cervello non continua a cercare una soluzione.
Continua semplicemente ad alimentare il circuito.
Il corpo rimane pronto ad affrontare un pericolo...che spesso esiste soltanto nella mente.
È come tenere il motore di un'automobile acceso tutta la notte.
La macchina non va da nessuna parte.
Ma al mattino il serbatoio è vuoto.
Anche noi funzioniamo così.
L'ossessione non consuma perché pensiamo troppo.
Consuma perché non riusciamo più a smettere.
E qui nasce una domanda importante.
Qual è la differenza tra riflettere e ossessionarsi?
Riflettere apre possibilità.
L'ossessione le chiude.
La riflessione genera comprensione.
L'ossessione pretende controllo.
La riflessione produce pace.
L'ossessione pretende garanzie.
Ma la vita non è mai stata costruita sulle garanzie.
È costruita sulla fiducia.
Eppure oggi viviamo nell'epoca dell'ipercontrollo.
Controlliamo il telefono decine di volte al giorno.
Controlliamo i risultati.
Le notifiche.
La salute.
Il conto corrente.
L'immagine che diamo.
Le parole degli altri.
Persino le emozioni.
Come se controllare tutto potesse impedirci di soffrire.
Ma più aumentano i controlli...più aumenta la paura.
Perché il cervello interpreta il controllo continuo come la conferma che il pericolo esiste davvero.
Ed ecco il paradosso.
Cerchiamo controllo per stare tranquilli.
Otteniamo ansia.
Forse l'opposto dell'ossessione non è il disinteresse.
È la fiducia.
La fiducia non è sapere come andrà.
È sapere che qualunque cosa accada sapremo attraversarla.
È la differenza tra stringere un pugno...e aprire una mano.
Il pugno trattiene.
La mano aperta accoglie.
La vita passa sempre meglio attraverso una mano aperta.
Carl Gustav Jung scriveva: "Ciò a cui resisti persiste."
Più combattiamo un pensiero...più quel pensiero chiede attenzione.
È come cercare di schiacciare un pallone sott'acqua.
Per qualche secondo ci riesci.
Poi torna in superficie con ancora più forza.
Forse non dobbiamo vincere ogni pensiero.
Forse dobbiamo imparare a non sederci sempre accanto a lui.
Ogni volta che oggi ti accorgi di essere dentro un pensiero che gira in cerchio...
non cercare di eliminarlo.
Osservalo.
Dagli un nome.
Respira lentamente.
E chiediti: "Questo pensiero mi sta aiutando... oppure mi sta assediando?"
Poi fai una cosa molto semplice.
Guarda fuori dalla finestra.
Ascolta un rumore.
Cammina.
Bevi un bicchiere d'acqua lentamente.
Riporta il corpo nel presente.
Perché il presente è l'unico luogo dove l'ossessione perde forza.
L'ossessione non nasce perché sei debole.
Nasce perché c'è una parte di te che, in buona fede, sta cercando di proteggerti.
Ma nessuna protezione può trasformarsi in una casa.
Perché una casa ti accoglie.
Una prigione ti trattiene.
La vita non ti chiede di controllare ogni passo.
Ti chiede di esserci.
Con tutta la tua presenza.
Con tutta la tua umanità.
Con tutta la tua imperfezione.
Perché non è il controllo che rende forte una persona.
È la fiducia con cui continua a camminare anche quando non vede tutta la strada.
L'ossessione assedia la mente. La fiducia restituisce spazio al cuore.
E quando il cuore torna a respirare, anche la vita ricomincia a muoversi."

L'ossessione
RispondiEliminapromette il controllo.
La pace
nasce
quando smetti
di voler
controllare tutto."
e allora la vita
scorre più serena
pare più leggera
si crea
una quiete
interiore profonda
RispondiEliminaQual è la differenza tra
riflettere e
ossessionarsi?
Riflettere apre possibilità.
L'ossessione le chiude.
La riflessione genera comprensione.
L'ossessione pretende controllo.
La riflessione produce pace.
L'ossessione pretende garanzie.
Ma la vita
non è mai stata costruita
sulle garanzie.
È costruita
sulla fiducia.
Diventa una prigione.
RispondiElimina"E noi, senza accorgercene, smettiamo di vivere il presente per abitare continuamente ciò che potrebbe accadere, ciò che sarebbe dovuto accadere o ciò che temiamo possa succedere."
Insegnami, Signore a vivere il momento presente, il qui ed ora, il tempo è prezioso, ogni attimo vissuto non ritorna, è da come vivo ogni "attimo" che dipende la qualità della mia vita. Affido a Te Signore, il mio tempo, che ogni mio pensiero non sia ossessivo, ma propositivo, non claustrale, ma libero di compiere ciò per cui è stato creato
un'ossessione
RispondiEliminaÈ una pre. Occupazione
Su questo lavoro.
Nella sofferenza appena patita e che sto superando;mi hai schiaffato in faccia;di questa metodologia ho bisogno,
La TUA paziente vicinanza.
Grazie, Amen
Perché il presente è l'unico luogo dove l'ossessione perde forza.
RispondiEliminaÈ vero, restare proiettati sugli errori del passato o sulle ansie del futuro paralizza. Non si può intervenire per cancellare il passato o prevedere il futuro, si può vivere giorno per giorno ciò che la vita ti riserva con la consapevolezza che in qualunque esperienza c'è la presenza di Dio
Come so bene cosa significa la parola ossessione e.lo sa anche il mio caro Giorgio che mi ha risposto in merito alle mie paure cercando di farmi uscire dalla prigione che mi ha costruita da una vita.
RispondiEliminaChe
RispondiEliminaMi sono costruita da una vita.