Nuovo ritmo


 
"La maturità non consiste nello scegliere 
tra due verità.
Consiste nel creare lo spazio in cui entrambe possano esistere", 
scrive Amadeo Furlan, portandoci a riflettere su un'esperienza fondamentale della nostra vita: conciliare, mettere insieme.

Gli estremismi non hanno mai portato vita.

La rabbia di dover scegliere a tutti i costi senza scampo, non fa crescere.

"Conciliare
Deriva dal latino conciliare, 
formato da:
cum = insieme
calare (nella sua evoluzione etimologica legata a concilium) = chiamare insieme, convocare.
Da qui nasce anche la parola concilio.
Il luogo dove idee diverse non vengono eliminate.
Vengono ascoltate.
Conciliare, quindi, non significa semplicemente trovare un accordo.
Significa creare uno spazio in cui ciò che sembrava inconciliabile possa finalmente dialogare.
Le parole custodiscono la memoria di ciò che l'uomo ha imparato osservando la vita.
E questa ci ricorda una verità dimenticata.
La natura non cresce eliminando le differenze.
Cresce facendole collaborare.
C'è qualcosa di straordinario che facciamo migliaia di volte al giorno.
Respirare.
Inspirare.
Espirare.
Se inspirassimo soltanto...moriremmo.
Se espirassimo soltanto...moriremmo ugualmente.
La vita esiste perché due movimenti opposti 
hanno imparato a collaborare.
Forse accade la stessa cosa dentro di noi.
Vorremmo essere forti...ma anche fragili.
Vorremmo dare..
ma anche ricevere.
Vorremmo correre...ma anche fermarci.
Non siamo fatti per scegliere uno dei due estremi.
Siamo fatti per imparare il ritmo che li unisce.
Osservando il comportamento umano 
emerge un fenomeno curioso.
Quando siamo sotto stress il cervello tende a semplificare.
Bianco o nero.
Giusto o sbagliato.
Vincere o perdere.
Amico o nemico.
Questa semplificazione ci aiuta a reagire rapidamente.
Ma ci rende anche meno capaci di comprendere 
la complessità.
La maturità cognitiva nasce quando il cervello recupera la capacità di sostenere due idee apparentemente opposte senza sentirsi minacciato.
È lì che nasce la creatività.
È lì che nasce il dialogo.
È lì che nasce la libertà.
Leonardo da Vinci scriveva e disegnava con entrambe le mani.
Non perché volesse stupire.
Ma perché aveva compreso che la realtà è sempre più ricca quando impariamo a guardarla da prospettive diverse.
Il genio non elimina le contraddizioni.
Le abita.
Le osserva.
Le trasforma.
Forse anche la nostra vita ci chiede meno certezze...e più capacità di conciliare.
Viviamo in un'epoca che ci obbliga 
continuamente a schierarci.
O hai ragione.
O hai torto.
O sei dentro.
O sei fuori.
O vinci.
O perdi.
Ma la vita raramente funziona così.
Una persona può essere forte e avere bisogno di aiuto.
Può amare profondamente...e avere bisogno di stare sola.
Può perdonare...senza dimenticare.
Può cambiare idea...senza tradire i propri valori.
Le persone più sagge non sono quelle che semplificano tutto.
Sono quelle che imparano ad abitare la complessità senza smarrire la propria direzione.
Un ponte non appartiene a una riva.
Appartiene a entrambe.
La sua forza non nasce dallo scegliere da quale parte stare.
Nasce dalla capacità di unire ciò che sembrava separato.
Forse è questo che siamo chiamati a diventare.
Non muri.
Ponti.
Tra ciò che siamo...e ciò che possiamo diventare.
Tra la nostra storia...e il nostro futuro.
Tra ciò che sentiamo...e ciò che scegliamo.
La dualità dice: "Se accolgo il punto di vista dell'altro...perdo il mio."
Così iniziano le guerre.
Dentro di noi.
Nelle famiglie.
Nelle aziende.
Tra i popoli.
La dualità ci costringe a scegliere.
La consapevolezza ci insegna a comprendere.
Conciliare non significa avere sempre ragione.
Significa avere abbastanza forza da non averne sempre bisogno.
Forse la vita non ci chiederà quante battaglie abbiamo vinto.
Ci chiederà quante divisioni abbiamo saputo trasformare in incontro.
Conciliare non è un gesto di debolezza.
È uno degli atti più audaci che un essere umano possa compiere.
Perché è molto più facile costruire un muro 
che un ponte.
Molto più semplice avere sempre ragione che cercare di capire.
Molto più comodo difendere la propria posizione che mettere in discussione le proprie certezze.
Eppure, è proprio nei ponti che passa la vita.
Il sangue concilia ossigeno e nutrimento.
Il cuore concilia forza e delicatezza.
La natura concilia ordine e cambiamento.
Forse anche noi siamo chiamati a fare lo stesso.
Non scegliere continuamente da che parte stare.
Ma diventare lo spazio in cui ciò che sembrava opposto scopre di poter finalmente convivere.
Perché la pace non nasce quando uno vince e l'altro perde.
Nasce quando entrambi trovano un motivo per camminare nella stessa direzione".

 

Commenti

  1. Conciliare non è un gesto di debolezza.
    È uno degli atti più audaci che un essere umano possa compiere.
    Perché è molto più facile costruire un muro
    che un ponte.
    Molto più semplice avere sempre ragione che cercare di capire.
    Molto più comodo difendere la propria posizione che mettere in discussione le proprie certezze.
    Eppure, è proprio nei ponti che passa la vita.

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  2. La sua forza non nasce dallo scegliere da quale parte stare.
    Nasce dalla capacità di unire ciò che sembrava separato.
    Forse è questo che siamo chiamati a diventare.
    Non muri.
    Ponti.

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