Cuore aperto
Una bella pagina sulla preghiera di Enzo Bianchi
ci aiuterà a fare una nuova verifica sul nostro pregare.
Al cuore di ogni preghiera abita il silenzio:
"silenzio che dobbiamo fare noi e silenzio di Dio verso di noi".
La preghiera ha tanti volti quanti sono i cuori in preghiera.
Ma alcune coordinate sono riconoscibili in ogni esperienza.
Sono i tratti essenziali della fede che si esprime secondo l'andamento della vita che cammina davanti al Signore.
Leggiamo insieme:
"Il cristiano che ha imparato a pregare in una liturgia comune, nella convocazione in assemblea del popolo di Dio, cercherà di proseguire e rinnovare la preghiera, di mantenere lo spirito nella sua dimensione personale. Egli non potrebbe far tacere nel suo profondo i gemiti dell’amore, della fede e riservarli ai tempi della preghiera comune. Egli lascerà che il suo cuore si apra a Dio e parli a lui.
Gesù stesso, che conosceva meglio di noi l’intimità di Dio, lo ritroviamo più volte impegnato nel dialogo personale con lui! Da questa sua esperienza l’incitamento: «Entra nella tua camera, chiudi la porta e prega nel segreto!» (Mt 6,6).
Pregare personalmente, nella nudità del nostro essere davanti a Dio, certo è faticoso, certo provoca smarrimento: la prima volta che un uomo si mette seriamente in questa nudità di fronte a Dio ha paura, non sa cosa dire, diventa inquieto, nervoso. Andare in una casa abbandonata, in un luogo solitario e non portare niente con sé se non la Bibbia può dare inizialmente un certo imbarazzo: dal profondo del cuore salirà con impeto un insieme di angosce, emergeranno in modo visibile le divisioni profonde della persona, le contraddizioni. Ma qui, in questo fondo, dovrebbe iniziare lo sforzo di comunicazione (badiamo: mai sensibile, mai miracolistica, mai mistica!), nella fede, con il Signore. Abituati e presi dal febbricitante ritmo di vita troveremo nel dialogo interiore pacificazione e unità della persona.
Questa attività di dialogo interiore può essere fatta anche da un ateo, un non-credente, ma l’attributo cristiano lascia posto per fede a un Altro diverso da lui, che gli parla con la sua parola. Si raggiunge, come dice Oesterhuis, la propria nascita, ma – aggiungo io – la si comprende nel disegno di salvezza, nel piano di Dio; ecco perché non è monologo interiore, ma dialogo.
Ora voglio fare un’osservazione sul rapporto tra preghiera e silenzio: silenzio che dobbiamo fare noi e silenzio di Dio verso di noi. Dio ci rivolge appelli, Dio ci invia il suo Spirito, ci parla con la sua parola e noi per ascoltare dobbiamo a volte fare silenzio. È giusto che parliamo a lui, che lo contestiamo, che lo interroghiamo, ma occorre anche a volte nella preghiera lasciare posto al silenzio.
Quale silenzio? Non il silenzio materiale quasi impossibile da perseguire, ma il silenzio che ci permette di cogliere ciò che lui vuole.
Un silenzio che si ottiene allontanando gli sguardi, la concentrazione da noi, dai nostri bisogni per portarli su di lui, il Dio dell’universo, il Signore della chiesa e attendere che lui parli. Perché oggi c’è il rischio di non ascoltare più nessuno, né Dio né i fratelli, tanto siamo assordati.
In questa società dei consumi, che ci crea tanti bisogni, in cui tutto ci è proposto in modo prepotente, come ascoltare? Gli annunci commerciali, gli slogan, la loro propaganda, le loro parole d’ordine ci assediano e fanno di noi degli schiavi proprio quando c’è tanta sete di liberazione. Paolo diceva che la nostra battaglia non è contro la carne e il sangue, ma contro gli spiriti del secolo, le potenze, gli idoli di questo mondo: idoli non più d’oro e argento, ma di suggestione e di cattura dei nostri cuori. Silenzio dunque per farli tacere. E questo si può con la preghiera, con l’opporre a queste parole la Parola. Nel silenzio del deserto Gesù non aveva e non cercava il silenzio degli uomini e delle tentazioni, ma il silenzio che permette di vivere non solo di pane, ma della Parola che esce dalla bocca di Dio. Far tacere noi per ascoltare lui. Ma a volte anche lui fa silenzio. «In quel tempo era rara la parola di Dio» (1Sam 3,1).La nostra esperienza dimostra che Dio tace e non parla: e questo si esperimenta soprattutto nella preghiera.
Che cosa fare allora? Persistere con costanza come di fronte al ritardo silenzioso della sua venuta. Egli ci dice che con la costanza e con la perseveranza salveremo le nostre vite! Dio tace: ma questa è una prova di fede. Allora continuiamo a pregare: non sarà un monologo; sarà un appello a chi non dorme, non sonnecchia, ma vuol vedere di quale spirito e di quale fede viviamo.
Quante volte ci lamentiamo! Ma questo non è un male o un incidente della vita spirituale, è un tempo di tentazione. Davanti al silenzio di Dio, non cadiamo nella fossa, ma persistiamo. Come a Samuele nella notte, lui verrà a parlarci. Quando tocchiamo il fondo non disperiamo, perché sovente è allora che Dio ci fa sentire il suo amore e la sua presenza con abbondanza, nella fede, nella sola fede ma con più forza di prima.
Anche la nostra vita è fatta di estasi rigogliose e di inverni squallidi: ma noi, basta che acconsentiamo e andremo senza accorgerci verso Dio. Accettare questo è maturità spirituale".

Silenzio che dobbiamo fare noi!
RispondiEliminaTempo fa,agli inizi del mio "avvicinarmi"alla PAROLA vera,unica...
mi imbattei in un sacerdote particolare...
Durante la confessione appena seppe che ero medico,tacque.
Si ,rimase in silenzio;tantissimo tempo;per me,..molto tempo
Letteralmente 10 minuti e passa,senza parlare
Alla fine mi disse;sei sicuro di fare sempre il bene di chi curi?
Ecco agli inizi della mia personale esperienza di Ascolto,mi apparve come un pugno nello stomaco.
Ma andava fatto;quel dialogo col sacerdote pose le basi sul mio successivo "isolarmi",mettermi da parte,trovare un pochino d'intimità con al Parola e scrutarmi dentro...
Grazie a questi momenti,sono quelli che più mi aiutano nel corso della giornata;mi orientano,mi corregono,mi aiutano a fare il bene,a vivere il bello,a sorridere....
Grazie
correggono
RispondiEliminaIl mio silenzio e il silenzio del Signore diventano preghiera parlante più di tante chiacchiere a cui troppe "liturgie" comuni ci hanno abituato.
RispondiElimina"è un tempo di tentazione."
RispondiEliminaUn albero allunga le sue radici soprattutto in tempo di aridità, per cercare nutrimento, più le radici affondano nel terreno, più l'albero cresce stabile. Così il tempo del silenzio di Dio. Ti cerco mio Signore e più ti cerco più ti desidero e più Tu ti nascondi, ma so che il tuo Amore dà sempre nutrimento a questa mia vita, la fede si radica nel tuo silenzio, il desiderio di Te si innalza sempre più
Nel silenzio TU mi parli:
RispondiElimina"SONO QUI"...
Maria Maddalena