Cercare, trovare, perdere, ritrovare


"Chi è il solitario? Un desiderante che ha visto l’Amore toccarlo e poi dileguarsi".
Le parole di Giuseppe Forlai, sacerdote ed eremita urbano, ancora una volta risvegliano il nostro interesse.

Le parole come desiderio, amore, attirano sempre la nostra attenzione e ci riportano immediatamente al centro di noi stessi.

Il solitario di cui parla il nostro autore è il monaco, ma non solo quello dei monasteri.

È monaco nel profondo chi vibra a queste parole, chi cerca l'amore, senza che niente in questo mondo gli sembri sufficiente.

Cercare, trovare, perdere, ritrovare, è un gioco, da bambini, 
da innamorati.

Ma è anche una fatica che vale la pena affrontare.

Leggiamo insieme:

"Chi è il solitario? Un desiderante che ha visto l’Amore toccarlo e poi dileguarsi. Ferito dalla Presenza non può che cercarlo come la sposa del Cantico dei Cantici: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato» (Ct 3,1). Così commenta in maniera insuperata San Giovanni della Croce:
«È già stato detto, o anima, il metodo che ti conviene seguire per trovare lo Sposo nel tuo nascondiglio. Ma se vuoi che io te lo ripeta, ascolta una parola ricca di sostanza e di verità inaccessibile: cercalo con fede e con amore, senza cercare soddisfazione in cosa alcuna, e senza desiderare di gustarla e intenderla fuori di quanto è necessario; queste due cose, come la guida del cieco, ti condurranno per vie a te ignote, al nascondiglio di Dio. 
Infatti la fede, cioè il segreto di cui si è parlato, è simile alle gambe delle quali l’anima si serve per andare verso Dio, e l’amore è la guida che ve la conduce, di modo che, trattando i misteri e i segreti della fede, meriterà che l’amore le manifesti quello che tale virtù racchiude in sé, vale a dire lo Sposo che ella desidera in terra per mezzo della grazia speciale dell’unione divina e in cielo per mezzo della gloria essenziale, godendo non più nascostamente, ma faccia a faccia».
Cercare lo Sposo camminando sulle gambe della fede. Questa è la fatica che vale la pena affrontare. Ed è un lavoro che piace al Signore, che sovente ama nascondersi da chi lo cerca e farsi trovare da coloro che lo ignorano: «Mi feci ricercare da chi non mi consultava, mi feci trovare da chi non mi cercava. 
Dissi: “Eccomi, eccomi a una nazione che non invocava il mio nome”» (Is 65,1).
È appena il caso di ricordare che San Benedetto nella sua Regola (cap. 58) esige che si metta alla prova il candidato alla vita monastica prima di tutto su questo: si revera Deum quaerit, se veramente cerca Dio. Se è bravo, pio, onesto, ma non brucia dal desiderio di incontrare lo Sposo, allora è fuori strada. Bussa alla porta sbagliata. 
La posta in gioco è altissima, tanto da spingerci 
ad affermare che o la solitudine – monastica 
e non – porta alla scoperta della Presenza,
oppure diviene una bizzarra mostruosità.
La domanda è d’obbligo: cosa si rende necessario per non fallire in questa avventura? Come adoperarsi per appagare – nella misura consentita a chi cammina nella fede e non nella visione (cfr. 2Cor 5,7) – il desiderio del salmista: «Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto» (Sal 27,8-9)?
La risposta ce la offre lo stesso Maestro Divino: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Rendi puro, unificato, semplice il tuo intimo 
e incontrerai il Volto. 
Tutta la vita solitaria non ha altro scopo che acquisire la purezza interiore che rende capaci di gustare e possedere la presenza di Dio già su questa terra.. Così insegna san Giovanni Cassiano nella prima delle sue Conferenze (7,1):
È per la purità di cuore quindi che dobbiamo compiere e desiderare ogni cosa. Per questa deve essere cercato il luogo deserto, per questa sappiamo che dobbiamo farci carico dei digiuni, delle veglie, delle fatiche, della privazione corporale, della lettura e di altre condotte virtuose… Pertanto, ci conviene praticare le cose che sono secondarie – i digiuni, le veglie, la vita solitaria, la meditazione delle Scritture – a motivo dell’obiettivo principale, che è la purità di cuore e l’amore, e non respingere, per causa loro, questa virtù principale.
Chiediamoci nuovamente: chi è il solitario? Un cristiano che attraverso la porta stretta della purezza del cuore cerca Dio ed è da Lui incontrato e amato".

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