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Né rimpianti né preoccupazioni

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Due movimenti del cuore tradiscono i nostri passi: la fuga nel passato o la fuga nel futuro. Rimpianti e preoccupazioni sembrano dominare certe nostre giornate. Ma ha senso il tempo vissuto così? Essere presente qui e ora alla mia vita è vitale, necessario alla mia esistenza reale. Il Vangelo ha una bella parola di sapienza: "Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena" (Mt 6,34). Abitare il presente con una consapevolezza crescente  lo chiamiamo realtà.  Simone Olianti, psicologo e formatore, ci aiuta a riflettere su questa necessità, facendoci guardare con attenzione a ciò che viviamo nel momento presente. "Oggi è un nuovo giorno, te ne accorgi? Abitare la vita è diverso da riempire la vita. Per abitare la vita e non solo consumarla occorre consapevolezza: se vuoi capire la vita la devi toccare e devi farti toccare, anche quando fa male. La consapevolezza, sati nella lingua del Bu...

Prepararsi ad accogliere

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Mi sento spesso chiedere: se Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno, a che serve chiedere nella preghiera?  La domanda nasce da una parola di Gesù nel suo Vangelo: "il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate" (Mt 6,8).  La preghiera non serve a Dio, serve a noi. È la risposta che ascoltiamo da Teofane il recluso (1815 – 1894) monaco russo.  "Dio vuole che lo supplichiamo  nelle preghiere,  non per se stesso,  dato che egli conosce tutto,  ma per noi stessi, affinché siamo sempre pronti a ricevere la sua grazia,  quando lui giudicherà che sia il momento di darcela.  La preghiera sta a significare la tensione delle mani verso Dio per ricevere la sua grazia.  Chi prega ha le mani sempre tese; quando il Signore si degna di dargli  la grazia, egli è sempre pronto  a riceverla.  Immaginati un uomo benefico,  il quale, in un certo tempo  distribuisce l'elemosina;  se egl...

Compassione per tutti

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Cosa frena il nostro cuore dall'avere compassione? La discriminazione tra “buono” e “cattivo”, risponde Shabkar (1781-1851) monaco buddista e poeta tibetano. Nel nostro cuore c'è un giudizio continuo e gli altri finiscono facilmente sotto una delle due etichette: chi merita e chi non merita. Senza compassione non ci può essere vera dimensione spirituale, vero incontro con i fratelli, vero risveglio alla Vita e all'Amore.  L'atteggiamento comprensivo e soccorrevole definisce la compassione nella nostra esperienza quotidiana. Coltivare la compassione, cioè sperimentare il desiderio del bene nei confronti di ogni essere senziente, è il cuore dell'esperienza buddista e il suo insegnamento più prezioso. Leggiamo insieme una pagina di Shabkar. "Ecco un consiglio che proviene direttamente dal mio cuore. Proprio come il sole è necessario per illuminare il cielo, un bambino per colmare di gioia il cuore di una madre, o due ali perché un uccello possa volare,...

Adesso speranza

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«Dov’è, cristiani, la vostra speranza?» si domanda Ilario di Poitiers, vescovo e teologo, vissuto nel 300 d. C. La fame di speranza ha sempre caratterizzato la storia umana in ogni epoca storica. Di speranza si vive.  Senza speranza si è già morti. È necessario offrire ancora speranza, quella che i cristiani attingono dal Cristo risorto.  Agostino ha scritto: «La nostra vita, adesso, è speranza, poi sarà eternità». Enzo Bianchi, monaco e teologo, ha riflettuto a lungo su questo tema e una sua pagina è particolarmente illuminante. La leggiamo insieme. "Il cristiano sa che per lui la speranza è una responsabilità! Di essa egli è chiamato a rispondere a chiunque gliene chieda conto (1 Pietro 3,15: «siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi chieda della speranza che è in voi»).  Questa responsabilità oggi è drammatica ed è una delle sfide decisive della chiesa: è in grado di aprire orizzonti di senso? Sa vivere della speranza del Regno dischiusale dal Cri...

Vegliate su voi stessi

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Usando la rete per meditare mi è venuta incontro una strana poesia.  Si tratta di “Per quanto puoi”  di Konstantinos Kavafis, poeta greco dei primi Novecento. "E se non puoi fare della tua  vita quel che vuoi, in questo almeno sforzati per quanto puoi: non umiliarla nella troppa familiarità con il mondo, nel viavai della gente, nelle chiacchiere. Non mortificarla portandola qua e là, andando per le strade, e non esporla alle sciocchezze di ogni giorno delle relazioni, dei vincoli, fino a renderla estranea, molesta". Due strofe asciutte che richiamano la necessità di non buttare via la propria vita, di non svilire la propria esistenza. Vigilare, custodire, impegnarsi a che la vita resti tale e cresca in fecondità è impegno che ogni persona che vuole crescere spiritualmente assume. La vigilanza come stile di vita è indispensabile. Lasciamo alle parole di Enzo Bianchi il farci gustare e apprezzare questo tipo di impegno spirituale. Scrive il fondatore del monaste...

Contemplare l'invisibile

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In questi giorni ho riletto più volte e meditato l'ultimo testo pubblicato di Antonio Pitta, sacerdote e biblista, straordinario conoscitore delle lettere dell'apostolo Paolo. È tornato alla casa del Padre pochi giorni fa e questo suo scritto è un vero testamento, una sintesi stupenda sulla sua concezione di speranza appresa dalla meditazione incessante delle lettere di Paolo.  «La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).  È questo il cuore della fede di Paolo.  Quella dei discepoli di Gesù  non è una speranza infondata.  La delusione nasce da speranze fasulle fondate su convincimenti umani, sulla necessità di sperare pur non vedendo segni di questa possibilità. La vita è inesorabile con le nostre illusioni e false convinzioni. Leggiamo insieme: "A scanso di esiti scontati, l’evangelo della speranza è attraversato dal paradosso. Modello della speranza par...

Nel segreto

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"Interior intimo meo et superior summo meo – più interiore della mia intimità e più elevato della mia sommità", è così che Agostino, nelle Confessioni, definisce Dio in relazione con la nostra vita.  Intimità non ha a che fare con intimismo. Nell'esperienza della preghiera è importante la differenza. Intimità è custodire un tesoro prezioso dalla curiosità e dalla dispersione. Intimismo è chiusura fine a se stessa che isola, che esclude. "Rimanete in me e io in voi" (Gv 15,4). È così che il Vangelo esprime l'intimità con Dio, e indica una camera segreta, lontana da occhi insicreti, in cui coltivare la relazione profonda con il Dio vivente (cfr. Mt 6,6). L'intimità spirituale dà profondità alla realtà. È in questa direzione che la riflessione di Giuseppe Forlai, sacerdote e autore spirituale, vuole condurci. Leggiamo insieme: "Preghiamo in segreto perché il Padre ama l’intimità. Dio è più intimo a me di me stesso o – come insegna la mistica i...