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Più importante di me

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Che sia per Dio  o per un essere umano,  parlare d'amore è sempre affascinante e imbarazzante  allo stesso tempo. Per parlare dell'amore bisogna essere innamorati. Altrimenti non si conoscono le parole, mancano le parole, per dire ciò che si può solo vivere. Siamo abituati a dire con una parola troppe cose diverse che poco hanno a che fare con l'amore.  Poche sono le parole vere, necessarie, parlanti, in questo caso. Carlo Maria Martini ha una grazia particolare nell'esplorare l'amore nelle sue molteplici sfumature. Leggiamo insieme: "Che cosa è amore?  Chiamo amore  quell’esperienza intensa,  indimenticabile  e inconfondibile  che si può fare soltanto nell’incontro con un’altra persona. Non c’è quindi amore con una cosa astratta, con una virtù. Non c’è amore solitario.  L’amore suppone sempre un altro e si attua in un incontro concreto. Per questo l’amore ha bisogno  di appuntamenti,  di scambi,  di gesti,  di parole...

Tu che maneggi la spada dorata

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I Ṛgveda, termine sanscrito che può essere tradotto con "Inni dei Veda" o "Inni della Conoscenza", sono un'antichissima raccolta di inni sacri induisti,  composti tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C. Introducendo una raccolta di questi Inni, Raimon Panikkar, annota che tra la sfera celeste (divina) e la sfera terrestre, esiste una terza sfera intermedia, che è il regno dell'uomo e della sua esperienza. Così spiega il senso di questa terza sfera: "All'interno della sfera intermedia c'è un «tempio interiore, quello che dobbiamo cercare»; è da qui che contempliamo tanto la nostra esistenza quanto il destino dell'intera realtà. È la sfera della preghiera, della meditazione, della contemplazione, o semplicemente della consapevolezza personale. Non possiamo abbracciare in un unico atto la nostra vita, e tanto meno l'intera realtà. Entrambe devono andare per la loro strada, ma si dipanano davanti ai nostri occhi; noi possiamo essere consapevoli di q...

Immensità in cui mi perdo

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Il 21 novembre 1904, in un monastero carmelitano, una donna francese di soli 24 anni, Élisabeth Catez, due anni prima della sua morte compose una preghiera meditativa su Dio Trinità.  È la sintesi della sua esperienza spirituale. È una visione interiore profonda  del modo di vedere Dio nella mistica cristiana, che affonda le sue radici nella Parola divina del Nuovo Testamento.  Questa giovane monaca passerà alla storia come Elisabetta della Trinità. Le sue parole sono ormai di orientamento e guida per teologici  e contemplativi del nostro tempo. Le parole di Elisabetta nascono da un'esperienza profonda di quiete  e riposo spirituale che solo chi si immerge in Dio conosce. Fai della mia anima il tuo cielo, invoca Elisabetta, che sa per fede che Dio abita in noi, è l'ospite del nostro intimità più profonda. Non ad un Dio lontano e sconosciuto, si rivolge la monaca, ma al Dio amante che prende  stabile dimora nel cuore di ogni uomo e di ogni donna che viene al...

La condiscendenza di Dio

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La mia vita. La cosa più preziosa  per me e per il mio Dio. La mia vita,  bisognosa di sostegno e difesa, affidata al mio Dio. So a chi mi affido. Così in ogni cuore  nascono parole di fiducia. Questo ogni giorno  ripeto al mio cuore. Meditare è attingere fiducia. Meditare è trovare riposo. Meditare è camminare  senza stancarsi. Dalle parole di papa Francesco mi lascio accompagnare verso la sapienza che mi spinge ad affidare la mia vita nelle mani del Signore. "«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» ( Lc 23,46). Sono le ultime parole che il Signore pronunciò sulla croce; il suo ultimo sospiro – potremmo dire –, capace di confermare ciò che caratterizzò tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo. Mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli.  Il Signore, aperto alle storie che incontrava lungo il cammino, si ...

Tempo per vivere

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Primo giorno di un anno. Si ricomincia a contare. Si ricomincia ad attendere. Si ricomincia a sperare. Guardando al nuovo anno  che inizia ascolto la voce  di Pablo Neruda  e medito: "Prenditi tempo Prenditi tempo per pensare, perché questa è la vera forza dell’uomo. Prenditi tempo per leggere, perché questa è la vera base della saggezza. Prenditi tempo per pregare, perché questo è il maggior potere sulla terra. Prenditi tempo per ridere, perché il riso è la musica dell’anima. Prenditi tempo per perdonare, perché il giorno è troppo corto per essere egoisti. Prenditi tempo per amare ed essere amato, è il previlegio dato da Dio. Prenditi tempo per essere amabile, questo è il cammino della felicità. Prenditi tempo per vivere!" In questo giorno da papa Francesco accolgo preziose indicazioni che mi aprono ad un modo più profondo di sentire il tempo che passa: “Il momento è quello che noi abbiamo  in mano adesso:  ma questo non è il tempo,  questo passa!  Fo...

Prodigioso scambio di vita

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È il Natale della fede l'unico Natale che conosco. È il Natale della speranza l'unico Natale che festeggio. È il Natale dell'amore l'unico Natale che ha senso. È il Natale di Gesù. Tante le parole per questo giorno. Poche quelle necessarie, essenziali.  Al centro Dio, con la sua Parola. Il Verbo si è fatto carne. Ora il Verbo, la Parola di Dio, continua a farsi carne in noi.  Nel silenzio del mio tempio interiore la parola di Giovanni Vannucci mi apre al mistero di questo giorno. "Nel profondo silenzio notturno la natura divina e la natura umana si sono unite  in un prodigioso scambio di vita. Il mistero della nascita  del Figlio di Dio,  non è limitato dal tempo  e dallo spazio,  è un avvenimento eterno,  di esempio, per sempre.  La parola di Dio   discende nel seno della Vergine ignara dell’uomo:  nasce fuori dalla città dell’uomo; in una grotta non costruita da mano d’uomo;  nell’ora in cui la Terra  è coperta di s...

Dio non riempie il vuoto

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Assenza.  Una parola tra le più difficili  da pronunciare. Una parola che riguarda spesso quanto di più caro abbiamo  nella vita. Una parola che coinvolge  persino Dio.  La mancata presenza di chi desideriamo vicino ci segna. Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, morto in un campo di concentramento nazista, apre il suo cuore e fa emergere, in una lettera dalla prigionia, la cicatrice della separazione dalle persone a lui care da circa nove mesi.  Leggiamo insieme: «Per noi non c'è nulla che possa rimpiazzare l'assenza di una persona cara né è cosa questa che dobbiamo tentare di fare;  è un fatto che bisogna semplicemente sopportare  e davanti al quale bisogna  tener duro.  A prima vista sembra molto difficile, mentre è anche una grande consolazione;  perché, restando effettivamente aperto il vuoto, si resta anche da esso reciprocamente legati.  Si sbaglia quando si dice che Dio riempie il vuoto; non lo riempie affatto, anzi lo...